ABBAZIA DI MONTECASSINO

Nonostante le quattro rovinose distruzioni subite, l’Abbazia di Montecassino è ancora lì. Quello che vediamo oggi è una perfetta ricostruzione di com’era prima che i bombardamenti della seconda guerra mondiale la radessero completamente al suolo.
Il complesso si staglia sulla cima della montagna e domina il paesaggio circostante con “lo sguardo penetrante” tipico delle cose consapevoli della loro importanza storica.

chiostro

Ci troviamo in un posto che è stato faro di cultura per il monachesimo occidentale e per la storia del medioevo. Qui San Benedetto scrisse la sua Regola. Da allora il motto “Ora et Labora” è stato orizzonte di vita per molti ed è entrato nelle vene dei secoli per giungere fino a noi…anche solo come ‘frase famosa’.

Il Santo trascorse l’ultima parte della sua vita a Montecassino. Le sue reliquie e quelle di sua sorella, santa Scolastica, sono custodite nella cripta dell’abbazia. Del monastero primitivo, la cripta sepolcrale di San Benedetto e la torre, che si presume fosse la sua dimora, sono le uniche parti dell’abbazia scampate alla distruzione del febbraio 1944.
Nell’entrare si passa attraverso tre chiostri: quello d’Ingresso, quello del Bramante e il chiostro dei Benefattori. La facciata dell’abbazia è essenziale e sobria, non lascia presagire l’universo che custodisce tra le sue mura.

Il Chiostro del Bramante forse è il più suggestivo. Qui incontrerete due statue una di San Benedetto (scampata ai bombardamenti) e una di Santa Scolastica.
Il loggiato che dà sulla valle del Liri ha il nome evocativo di Loggia del Paradiso. Da qui potrete vedere anche il Cimitero di Guerra Polacco.

Entrati nella Basilica, vi renderete immediatamente conto dell’immane azione di ricostruzione operata, è stata una delle opere emblema del dopoguerra Italiano. Tutto è stato ripristinato come “l’originale”, in alcuni casi cercando di recuperare i materiali preesistenti.

Gli affreschi che ornavano la volta della navata centrale e le cappelle insieme a molte tele sono andati perduti per sempre, ma, anche se la cosa può sembrare incredibile, nonostante le tonnellate di bombe, qualcosa si è salvato. Marmi policromi e stucchi dorati decorano la Chiesa. Le volte, un tempo dipinte da Luca Giordano, sono state in parte decorate dagli affreschi del pittore contemporaneo P. Annigoni, mentre sugli altari sono state collocate tele del XVII e XVIII secolo di scuola napoletana. Sotto l’altare sono custodite le reliquie di  San Benedetto e di sua sorella Scolastica. Sempre sotto l’altare si trova la cripta, scavata nella roccia della montagna. Vi si può accedere attraversando un lungo corridoio stellato. Scesi nella cripta si trovano sostanzialmente tre ambienti: la cappella centrale con le statue fuse nel 1959 di San Benedetto e Santa Scolastica, la cappella di San Mauro, la cappella di San Placido. Affreschi che illustrano la vita di San Benedetto vi accompagneranno nella visita.

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